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Oggi è lunedí 06 aprile 2020

Corno alle Scale: giù per il Gran Toboga al riparo dalla bufera

Chi frequenta OTT sa, o dovrebbe sapere, che nessun contributo va preso alla lettera e tutte le informazioni vanno vagliate criticamente.

 

Regione:Emilia Romagna Data:06/03/2020
Nome:Rob Bergame e Jeanclaude Pucci Email:infoat symbolhotelversilia.com
Nome gita:Corno alle Scale: giù per il Gran Toboga al riparo dalla bufera Partenza da:Piazzale del CAvone
Quota partenza:1425 Dislivello:950
Esposiz. salita:Nord-Ovest Esposiz. discesa:Est
Difficoltà:OSA Manto nevoso:Consigliabile
Tipo di neve:Farinosa Valutazione gita:Consigliabile
Bibliografia: Valle partenza:Valle del Dardagna
Commento gita:
Venerdì scorso con Jeanclaude prima uscita dopo quasi due anni di fermo. La situazione neve non è allegra ma dai 1500 in su si dovrebbe trovar qualcosa per cui decidiamo di provare a tastare il terreno al Corno alle Scale. Alle 8,30 siamo al Cavone. Vento, nebbie e tanta umidità. Già da Silla ci eravamo resi conto che le vette e i crinali tosco-emiliani erano avvolti in nuvoloni scuri. Nella notte deve aver nevicato ma con quota neve sopra i 1500 perché al Cavone la neve è poca e fradicia. Preparati i materiali proviamo ad avviarci, come al solito, verso la “valle del Silenzio” ovvero la conca dei Balzi dell’Ora. Quasi subito ci rendiamo conto che questa volta è meglio lasciar perdere: poca neve marcia e troppi sassi senza fondo percorribile nemmeno in salita. Decidiamo di risalire la pista chiusa che scende al Cavone dal rifugio le Rocce. Sulla pista chiusa buon fondo sia per salire che per scendere. Man mano che sii sale vento sempre più forte e bufera di neve con nevischio in faccia. Proviamo ad affacciarci su uno dei canali che scendono verso la Valle del Silenzio ma la visibilità quasi nulla e il fondo parzialmente ghiacciato (a causa del vento forte) ci fanno subito desistere. Con visibilità sempre più ridotta (15mt circa) raggiungiamo la stazione a monte nei pressi della vetta del Corno (1944mt). La situazione sembra molto difficile: neve quasi tutta spazzata via, rimane solo una crosta dura ventata, freddo, bufera di neve e vento sferzante. Che facciamo ? passiamo la giornata su e giù per le piste basse del Corno ? come prima uscita speravamo in qualcosa di meglio. Jeanclaude aveva in mente un’idea precisa fin dalla notte: andare a dare un’occhiata al Gran Toboga che secondo le sue supposizioni doveva in buone condizioni (essendo riparato dai venti occidentali degli ultimi giorni) ma non troppo carico. Dalla stazione sommitale all’attacco del Gran Toboga ci sono meno di 20mt in linea d’aria. Visto che ci siamo Jeanclaude propone di andare a dare un’occhiata. L’idea mi sembra, a dir poco, “eccentrica viste le condizioni, ma dato che non ho niente di meglio da proporre accetto l’idea, anche solo per non tornare a casa senza nemmeno averci provato. Tolte le pelli e messi gli sci in spalla ci avviamo ramponi ai piedi all’attacco del Gran Toboga. Affacciarsi sul baratro della parete est in condizioni normali è sempre emozionante e riserva ogni volta qualche brivido. L'abbiamo fatto varie volte in condizioni sempre diverse: giornata spettacolare con farina ovunque, nebbia fitta senza vento, notte di luna piena con visibilità ottima e freddo polare, ma farlo con visibilità 10mt e vento quasi-patagonico ha un sapore ancora diverso: oltre a paura ed emozione senti scorrerti nelle vene un briciolo di follia. Ma ormai siamo in ballo e tanto vale andare a togliersi i dubbi. Cominciamo ad abbassarci faccia a monte nel baratro del Gran Toboga. Subito ci rendiamo conto che la neve è farinosa feltrosa, più che sufficiente per scendere e con fondo compatto di neve umida. Fortunatamente nessuna cornice da superare, segno che anche di accumuli pericolosi sottocresta non ce ne dovrebbe essere. Mentre io continuo nella discesa vedo Jeanclaude che si ferma e comincia a risalire in cresta: ha già preso le misure e ha deciso di provare a scendere con gli sci nonostante la visibilità ridottissima. Però il Gran Toboga viene incontro agli audaci: la sponda sx orografica del canale è rocciosa e visibile, almeno nella parte iniziale di attacco che è la più impegnativa. Mentre lui si prepara io continuo a scendere faccia a monte e man mano che scendo trovo condizioni sempre più favorevoli: in superficie neve ottima, fondo compatto super stabile, assenza totale di vento e una leggera nevicata in bei fiocchi leggeri che rendono la superficie quasi vellutata. Per me tuttavia condizioni non sufficienti per convincermi a mettere gli sci: quel bianco lattiginoso tutt’intorno mi fa girar la testa e ad ogni curva rischierei di rotolar giù come ubriaco. Mentre Jeanclaude comincia a saltellare sui primi metri ripidissimi di attacco io mi fermo per qualche foto. Purtroppo la visibilità è così scarsa che le foto sembrano immortalare un fantasma che si diverte a folleggiare tra fiocchi di neve e balze rocciose. Seguo la sua discesa finché scompare alla vista e poi riprendo a scendere faccia monte. Superata una prima strettoia lo rivedo più in basso. Dopo aver sceso circa 300mt lo raggiungo mentre si accinge a risalire. Le condizioni sarebbero state buone per scendere ancora fino all’inizio del bosco, ma per ora ne ha abbastanza e quindi risaliamo insieme sfruttando le mie impronte di discesa che in alto però cominciano a svanire coperte dalla neve fresca. Mentre risaliamo fioccano anche commenti e complimenti. Veramente una sorpresa il Gran Toboga: in gran spolvero e quasi un’oasi di serenità nel pieno della bufera che imperversa intorno a noi. Giunti di nuovo alla stazione sommitale del Corno rimettiamo gli sci ai piedi e cominciamo a scendere lungo la pista alta. Crosta dura ventata, placconi ghiacciati e vento fastidioso. All’inizio procediamo con sci di piombo”. Mano a mano che perdiamo quota le condizioni migliorano. Fondo buono, sempre più regolare e uniforme. Sotto il rifugio Le Rocce si comincia a scivolare su una specie di vellutino godurioso di neve freschissima. Visibilità migliore nonostante la bella fioccata. Ci godiamo le piste chiuse fino in fondo e poi rientriamo al Cavone traversando alti nel bosco. Giunti all’auto cominciamo a cambiarci e ci rendiamo conto che siamo fradici da strizzare. Condizioni strane: in cima al Corno sembrava di essere in pieno inverno scozzese, al Cavone la neve si scioglieva appena toccata la strada, segno di una primavera alle porte. In poche ore e in poche centinaia di metri abbiamo fatto come un viaggio dalle latitudini polari a quelle mediterranee: in alto giacche incrostate di ghiaccio, al Cavone zuppi fino alle mutande … però col cuore caldo e la soddisfazione ben stretta in pugno. Fotoalbum (nebuloso) della bella giornata: https://photos.app.goo.gl/KTStRVRoVwrHpohz9
Manto nevoso:
Stabilità eccellente: la neve vecchia (poca) consolidata dalle piogge dei giorni scorsi ha creato nel canale un ottimo fondo compatto ma non ghiacciato. La morfologia del canale (rosse, strettoie e anfratti) poi contribuisce a tener tutto fermo e ad evitare scivolamenti. Infine le temperature basse dai 1500 in su rendono il tutto a prova di bomba (almenonelle condizioni trovate venerdì 6). Il tutto condito da uno spolvero di farina fresca depositata senza vento (almeno nel canale) che rendeva la sciabilità ottima.


 
 


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